venerdì 26 agosto 2016

New Generation


Autocommiserazione? Lamentela contro se stessi scaturita dalla ricerca di una visione esterna? 
I don't know ma intanto è uscita questa roba qua:

New generation

Non serve parlare per esprimere qualcosa,
le emozioni più profonde escono dagli occhi,
ma senza conferme si creano incomprensioni.

Non serve dormire per avere gli occhi chiusi,
per sognare o non vedere che davanti a noi
si realizzano le più grandiose fantasie
così come i più brutali conflitti.

Tutto questo passa inosservato,
ed è triste.

Abbiamo accesso ad ogni cosa
ma decidiamo di ignorarla
nascondendo la testa dietro il monitor.

Abbiamo la possibilità di fare tutto
ma decidiamo di restare seduti
per la paura di prenderci la responsabilità
di cambiare il mondo.

Ed è triste.

lunedì 22 agosto 2016

Un barlume di speranza - Una storia ad episodi - Parte 4

Un barlume di speranza - PARTE 4

Era passato quasi un mese ormai dall'idea della partenza, nessuno dei due aveva trovato lavoro né tanto meno un altro modo per racimolare denaro, e la voglia di avventura, seppur un poco affievolita, era sempre presente in entrambi. Si incontrarono al parco, come sempre, evitando il pub così da non spendere nulla.

"Ma allora, come sono andati gli esami che non mi hai più detto niente? Io tra l'altro sto continuando a fare il giro delle agenzie interinali quasi in modo ossessivo, ormai quando mi vedono alla porta alzano gli occhi al cielo... anche gli annunci su internet ormai continuano a ripetersi, la vedo sempre più nera..."

"Si, anche io cerco spesso su internet o sul giornale che compra mia madre ma zero, o cercano gente con esperienza o con lauree strane... l'altro giorno ho visto l'ennesimo annuncio dove cercavano un neo diplomato con almeno due anni di esperienza; gli stronzi. E comunque io non sto mica tanto bene, a parte il fatto che devo pisciare ogni dieci minuti gli esami... mi viene l'ansia anche solo a dirlo... devo andare dal medico domani e capire bene cosa fare ma sembra che sia un tumore. Un cazzo di tumore alla prostata."

Ogni cosa si fermò. I rumori delle macchine si fecero lontani e le moto si spensero, nessuno passeggiava davanti a loro e gli animali smisero di chiacchierare tra loro. Il mondo sembrava paralizzato, senza vento né tuoni, senza nuvole o stelle cadenti, quasi per dar peso a quelle sue parole. Per dire a Simone che non era indifferente al suo soffrire. 
Luca, incredulo e ammutolito, fissava la luce d'un lampione poco distante. Non trovava nulla da dire, come se in quel momento anche lui avesse scoperto di avere lo stesso male. Pensava al suo amico come se fosse già morto, spacciato, e questo gli impediva di fare qualsiasi ragionamento; ma doveva rispondere. "E adesso cosa gli dico?", ripeteva nella sua testa, "dovrei trovare un modo per confortarlo... ma cosa gli dico?"

"Luca, non volevo abbattere il morale della serata... domani vado dal medico e mi dirà cosa fare. Al massimo mi tolgono via tutto così risolvo... o magari si cura con la chemio o bho, ma prima o poi si dovrà pur morire giusto? E così ho anche la scusa per viaggiare e non lavorare, se ho una malattia terminale nessuno mi può dir niente, sono condannato ad una morte prematura! Sai che storia? Faccio una cazzata e poi dico "Ho il cancro", chi vuoi che controbatta? Sarò inattaccabile."

Chemioterapia per curare un cancro alla prostata
Un barlume di speranza - Parte 4
Prese con filosofia, o almeno così fece vedere, la scoperta di quella terribile malattia. Anche dopo le prime sedute di chemioterapia, quando tornando a casa si fermava per vomitare un paio di volte nel percorso dall'ospedale, rientrava in macchina con il sorriso, rincuorando la madre che piangeva. Ma nel suo letto, quando si trovava solo ad affrontare i demoni che lo torturavano prima di addormentarsi, anche lui spesso doveva cambiare il lato del cuscino perché zuppo di lacrime. Gli capitava non di rado anche di bagnare il letto di pipì, e se inizialmente era molto in imbarazzo a cambiare le lenzuola, più in seguito la cosa non lo disturbava più. 
Non ricevendo risposte smise presto di domandare a dio il motivo del suo tumore, imparò a convivere con il disagio e ne fece presto un problema di secondo piano, non potendo cambiare nulla anche se si fosse lamentato molto. Non fu facile, per niente, e se il fatto viene raccontato brevemente, come brevemente passa un'influenza, fu un calvario lungo più di sei mesi.
Arrivò così la fine di Gennaio, il freddo dell'inverno e la molta neve caduta bloccavano tutti in casa, e non di meno Simone, che ormai era abituato a passare le giornate chiuso nella sua stanza. Dormiva molto, e qualunque attività decideva di svolgere si assicurava di non utilizzare il cervello; quanto meno non per pensare a se stesso. Quando non dormiva spendeva le ore rincitrullendosi ai videogiochi o guardando interminabili serie tv, ma da quando iniziò a guardare Breaking Bad tutto cambiò, sulla fioca luce della speranza cadde un ramo secco, poi un ciocco, poi un altro. Più Walter diventava cazzuto più Simone sorrideva, come se immaginasse di esser li, accanto a lui, durante i traffici di blue meth. Guardò la prima stagione in italiano e poi decise di riguardare quei sette episodi in inglese. Passò alla seconda, sempre in inglese e con i sottotitoli, poi alla terza e alla quarta. Attese l'annuncio dell'inizio della quinta stagione con un po' di agitazione, le altre le aveva scaricate ma questa, l'ultima, dovevano ancora girarla. 
Fu proprio in quell'istante, il 3 Maggio del 2012, che decise nuovamente di partire. Il suo amico Luca si faceva vedere sempre più di rado, ed i pochi altri amici che aveva sembravano essersi allontanati ancor più di prima, forse per soffrire di meno quando se ne sarebbe andato, o forse per altri motivi, ben più semplici di quanto si possa pensare. Capita di non sentire o vedere degli amici per mesi, o addirittura anni, ma senza aver litigato o un reale motivo, ci si allontana e si pensa ad altro, senza cattiveria.
Vestì allora il viso più pacato, inspirò dal naso ed espirò dalla bocca e si fece più zen che mai: 

"Mamma, io voglio partire... stare via un pochino, vedere cosa c'è fuori da questa casa, questa città... lo so che non sto bene, ma proprio per quello devo farlo, sento che più aspetto peggio è... non voglio farti stare in pensiero ma sento davvero di doverlo fare..."

La madre, ovviamente, scoppiò a piangere.

continua...


venerdì 19 agosto 2016

Album su Jamendo (Playing with rocks + Light Shiver) e due video

Album su Jamendo (Playing with rocks + Light Shiver) e due video


Playing with rocks sbarca su Jamendo! Cos'è Jamendo? In sostanza una piattaforma musicale, molto simile a SoundCloud, con la differenza che tante case produttrici di svariati film, telefilm, serie tv, ecc... cercano proprio qui canzoni originali per musicare i loro filmati, chissà che capiti qualche botta di fortuna e uno di questi inciampi in una mia canzonetta!

Light Shiver, un album elettronico autoprodotto protetto con Creative Commons
Charlie Capotorto's Light Shiver
Ecco la pagina dove ascoltare le canzoni ed, eventualmente, scaricarle o acquistarle per usarle come colonna sonora o per qualsiasi altro utilizzo vogliate farne! Troverete il mini-album "Playing with rocks" ma non solo, ho caricato anche un album elettronico in continuo aggiornamento chiamato "Light Shiver" (sono pieno di progetti paralleli, lo so, dovrei fermarmi a fare una cosa fatta bene ma non ci riesco... ); per questo progetto ho usato una fotografia fatta un paio d'anni fa in Città Alta alla Porta di San Lorenzo.

Credo comunque che ogni buon creativo (o presunto tale) non si debba fossilizzare in un singolo progetto ma allargare gli orizzonti a qualunque cosa possa essere usata come canale per esprimere il proprio io. Quanta poesia... in fondo lo si fa perché altrimenti la testa esplode, ci sono tutte queste cose dentro che in un modo o in un altro devono uscire, quindi che piacciano o no ora sono sul web, alla portata di tutti i malcapitati.

Ed ecco invece, per i più pigri che non vogliono aprire altre pagine, i due nuovi caricamenti YouTube:

Utopian Roots


Follow the path


Ho già quasi pronto un altro piccolo album, sempre di questo genere non troppo ben definito ma sempre strumental/classico/chillout/soundtrack e chi più ne ha più ne mette; mancano giusto gli ultimi ritocchi ma credo per inizio settembre di lanciarlo in rete! 

Stay tuned!

Carlo "Charlie" Capotorto.

mercoledì 17 agosto 2016

La moneta - Un racconto di 99 parole.

Oggi condivido con voi un mini-racconto di 99 parole che avevo inviato ad un concorso, ovviamente non è arrivato da nessuna parte, ma è inutile lasciarlo qui sul computer a prender muffa. Sto inoltre sistemando un pochino questo mio blog, con nuovi pulsanti e qualche progetto che... vedremo dove andrà a finire! Nel frattempo se avete un minuto ecco qui:


La moneta


Guardo un'altra volta quella moneta dall’alto, come se fosse l’unico tesoro che la mia mente possa concepire. É li ferma che brilla e sembra chiamarmi, ma è lontana… dovrei saltare. Pare un obiettivo quasi irraggiungibile, racchiuso in una prigione in continuo movimento, circondata da rocce, sabbia e spazzatura. Il mio respiro si fa più lento, quasi all’unisono con quello del suo carceriere, e spostandomi piano avanti e indietro mi sento in simbiosi con l’ostacolo che si frappone tra me e quella moneta luccicante. Preparato a saltare trattengo il respiro. Sono pronto, adesso arrivo, mare.

lunedì 15 agosto 2016

Il viaggio di una vita - Parte 9: La Tailandia e le considerazioni finali

Il viaggio di una vita - Parte 9: La Tailandia e le considerazioni finali

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Tailandia
Elezioni in paese, niente alcolici in vendita! Doh!
Eccoci arrivati all'ultimo capitolo del viaggio, durato in tutto circa un anno, ed un po' mi spiace aver finito il racconto di questa mia avventura. Anche se ho fatto dei riassunti molto, molto striminziti spero che qualcosa abbiate trovato interessante, quantomeno le fotografie. Per motivi pratici (e per lasciare poi qualcosa al racconto dal vivo se qualcuno di voi lettori è interessato ai dettagli) ho scritto lo stretto necessario, divagando un pochino certo, ma senza entrare troppo nei dettagli, quelli vanno domandati! 

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Tailandia
khao San Road
Ci fermammo una sola settimana a Bangkok, il cuore pulsante della Tailandia, non certo per la mancanza di voglia di visitarla bensì perché i soldi stavano finendo... i miei. Quelli di Hsiü no, tanto che poi... beh, aspettate un secondo che ve lo racconto. Trovammo un hotel molto economico proprio a due passi dalla famigerata Khao San Road e girovagammo per la città qualche giorno senza una meta precisa, visitando qualche tempio e passeggiando lungo il fiume. Dopo aver preso confidenza con il luogo ed i soldi ci organizzammo per andare nella zona delle ambasciate e farle fare il visto per l'Italia; mi ritrovai notevolmente spiazzato quando lo sbirro di turno allo sportello mi spiegò, prendendomi in giro per la mia ingenuità, che il visto per i paesi europei lo si può fare soltanto dal proprio paese di appartenenza. Sarebbe dovuta tornare a Taiwan, ripercorrendo un quarto di mondo, per poi rifarne la metà per venire in Italia. Sfoggiai tutta la mia forza convincente, che già è poca, ma non servì a nulla: erano inamovibili. Svariate telefonate e ricerche su internet confermarono la pessima notizia. 

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Tailandia
Beware of fake monks
Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Tailandia
Tuk tuk
Non avendo altre opzioni se non il rientro a casa per venire in Italia Hsiü optò per continuare ancora un po' il suo viaggio in Asia e si fermò in Tailandia dopo la mia partenza, per poi andare in India e rientrare a casa. Io volai da Bangkok a Milano, facendo scalo a Dubai se non ricordo male, e una volta tornato cercai subito lavoro, per poter viaggiare ancora, e senza aspettar troppo (mi andò di lusso o erano altri tempi, non lo so...) trovai subito lavoro come aiuto pizzaiolo e cameriere alla Premiata Pizzeria di Negrone! Mi trovavo bene li, non avevo mai fatto quel genere di lavoro ma Marco, il pizzaiolo e proprietario, era simpatico e disponibile... e mi ha dato lavoro e fiducia, cose che capitano sempre più di rado. Racimolai abbastanza soldi per tornare un mese a Taiwan e poi tornare con Hsiü, che si fermò 3 mesi in Europa, ma questa amici è un'altra storia

Ora il dado è tratto, arrivano le conclusioni tanto importanti quanto difficili da battere sulla tastiera. Sono partito da solo, con uno zainone e tanti dubbi, sono partito a 23 anni come un ragazzo ingenuo, che non conosceva troppo né di se stesso né del mondo, e sono tornato un pochino più grande e un pochino più saggio. Non sto dicendo con questo che cambierò il mio nome in Osho e mi farò monaco, ma semplicemente sono cresciuto. Ovvio, direte voi, è passato un anno. Si, ma un anno pieno zeppo di novità e scoperte, pieno di esperienze che mi hanno cambiato dentro, ed il solo fatto d'esser riuscito a raccogliere il coraggio dentro di me (o la stupidità) ed essere partito da solo mi ha fatto diventare una persona diversa. Le tante avventure e disavventure che mi capitarono mi sono servite per poter tornare e guardare la realtà in un modo completamente diverso e lo so, è banale, ma è proprio vero che quando vivi lontano da casa poi quando torni porti con te tutto quanto. Grazie al fatto di essere partito da solo mi sono dovuto arrangiare, in tutto, ed io, che non ero certo la stella più brillante del cielo, sono riuscito a trovare la mia luce. Per questo consiglio a tutti, a tutti quelli che sono indecisi se partire per un viaggio o meno, di farlo; di esplorare, vagare, farsi crescere dalla parte sconosciuta del mondo.

Ho passato tanti splendidi mesi in Australia, ho conosciuto un grande amore, ho viaggiato in posti sconosciuti dell'Asia, fatto tante cose che realmente non avrei mai immaginato, ed anche adesso, che ormai sono passati ormai nove anni, porto tutto nel cuore. Sono esperienze che credo porterò con me tutta la vita, nonostante la mia memoria da pesce rosso, quindi nel dubbio io ve lo dico: partite.

Con questo è tutto, questa sezione di racconti di viaggio è conclusa, ma come ho già accennato vi furono altre partenze; in futuro poi ve ne parlerò, per ora spero continuiate a leggere non solo queste memorie di paesi lontani ma anche tutto il resto!

Carlo "Charlie" Capotorto

martedì 9 agosto 2016

Estate musicale - Playing with rocks

Ebbene si, la musica ha sempre fatto parte, in un modo o nell'altro, della mia vita. Fin dal mio primo CD acquistato degli Iron Maiden alla tenera età di 10/11 anni ho sempre sognato di riuscire a suonare decentemente qualcosa... mi sono quindi cimentato nel piano (a scuola) ma con risultati alquanto scarsi, per poi passare a suonare la batteria per tanti anni; ma anche lì non ho mai avuto risultati notevoli.

Ogni tanto provo a suonare l'armonica a bocca, piuttosto che il cajon ma ora, nel cazzeggio estivo 2016 in attesa di riprendere a settembre con i miei lavoretti e la ricerca di un lavoro serio (...) mi sono ritrovato a smadonnare con Garageband sul mio vecchio Mac (OsX 10.4) e, dopo qualche prova, sono riuscito a tirare insieme 8 tracce, per un totale di circa 20 minuti, che ho deciso di pubblicare su SoundCloud con il titolo "Playing with rocks"!

Qui trovate il link di SoundCloud dove poter ascoltare tutto l'album, sono solo 20 minuti quindi potete metterlo su mentre stirate (se siete ancora legati a questa arcaica tecnica) o cucinate o svolgete le vostre importantissime attività e poi darmi un parere :)

Se invece avete bisogno di un indizio sul genere (che genere è poi?) qui trovate "Casual encounter", la seconda traccia dell'album "Playing with rocks" che ho caricato poco fa su YouTube:


Creative Commons License

Spero non attivi alcun virus diarrotico del vostro corpo bensì vi faccia venir voglia di ascoltare anche le altre tracce! Nei prossimi giorni caricherò altri video sempre su YouTube e chissà, se ancora mi verrà l'ispirazione comporrò nuove tracce quindi... stay tuned!

lunedì 8 agosto 2016

Un barlume di speranza - Una storia ad episodi - Parte 3

Un barlume di speranza - PARTE 3


La voglia di scappare da un paese, da una città che ha poco da offrire, è nota a molti; anche tra di voi che leggete, son sicuro. Non diversi da voi, da noi, i due amici si trovarono nella situazione di sognare la fuga, e mentre uno iniziò seriamente a cercare soluzioni, forse anche un poco frettolose, l'altro rimase indietro, travolto dall'insicurezza. 

"Simo, io ho un problema: non so se riesco a partire, almeno non subito"

"Ma come? Perché?"

"Ma perché ho stra pochi soldi, anche se arrivare in Spagna o in Inghilterra magari costa poco poi una volta arrivato se non trovo lavoro cosa faccio? Chissà quanta gente è andata negli stessi posti a cercare fortuna e io che cavolo posso andare a fare... cioè, se non trovo lavoro qui come posso pensare di trovarlo in un paese straniero? E dovrei trovarlo subito, non potrei nemmeno sopravvivere un mese fuori casa dei miei, mi serve prima un lavoretto qui e poi, con qualche centinaio di euro in mano, progettare la partenza; così sarei più sicuro. Mi viene l'ansia a pensare di essere all'estero, lontano da tutti e tutto, e magari trovarmi nella condizione di dover chiedere i soldi ai miei perché sono con le pezze al culo."

In bicicletta per arrivare al lago
Un barlume di speranza
Parte 3
Simone riuscì a sentire solamente un mucchio di scuse ma non giudicò il suo nuovo amico, anche lui non era troppo sicuro di quel che stava facendo anche se il bisogno di uscire da quella realtà era troppo forte. Magari anche per lui sarebbe stato più semplice iniziare quell'avventura con qualche banconota in tasca, e senza dubbio partire in compagnia avrebbe reso le cose più facili. 
Così aspettò, decise di darsi del tempo per fare più ricerca e, nel frattempo, trovare il modo di racimolare qualche soldo. Lui stesso aveva già pensato di posticipare ma sentiva dentro di se che non avrebbe dovuto lasciarsi sfuggire quella sensazione, così cara ai viaggiatori professionisti, del wanderlust*. Passò un giorno, e poi un altro, e uno ancora... una settimana intera Simone attese qualcosa che, in fondo, aspettava da anni: che qualcosa cambiasse. E qualcosa cambiò, si, ma in peggio. 
Durante un caldo lunedì di Luglio decise di fare una biciclettata più lunga del solito, e da casa fece più di 40 chilometri per raggiungere il lago, si fermò giusto per riposarsi una mezz'oretta e mangiare un panino, dopo di ché ripartì immediatamente. Fu la sua rovina: il giorno dopo appena alzato andò in bagno come sempre e... vide sangue nella sua pipì. Urinare gli faceva male. "Niente di grave" pensò, "passerà", ma quello stesso pomeriggio andò dal medico per il troppo dolore. 

"Sembra una prostatite... ti sei beccato una bella infezione. Ti dovrei mandare in ospedale a fare gli esami ma passerebbe più di una settimana prima che tu riesca a prendere un appuntamento, se ti fidi ti do io gli antibiotici."

Il dottore gli prescrisse due settimane di antibiotici ed almeno un mese di riposo, senza bicicletta o particolari sforzi fisici, e gli disse di bere almeno due litri d'acqua al giorno. Gli crollò il mondo addosso. Non che fosse mai stato il ritratto della salute, aveva spesso influenza e malanni vari, ma quello, in quel momento, gli sembrò devastante. 
Avvisò subito l'amico, che ridendo della sventura sottolineò come fosse stato fortunato che una cosa del genere gli sia capitata ora, e non all'estero. Aveva ragione, ma... non riusciva a crederci. 
Finì gli antibiotici, continuò le serate di giochi in scatola così come continuò a bere i due litri d'acqua prescritti, che però lo costringevano a correre in bagno tanto spesso che i compagni di gioco, costretti a fermarsi ogni 10 minuti per non continuare senza un partecipante, iniziarono ad odiarlo. Tutto quel bere lo obbligava a recarsi in luoghi dove poter andare in bagno liberamente, quindi le poche volte che usciva di casa andava in posti vicini e familiari. Con il passare del tempo diventò sempre più un problema, era limitato nei movimenti come un vecchio novantenne, faceva appena in tempo ad andare in bagno che subito gli scappava nuovamente: evidentemente qualcosa ancora non andava.
Tornò dal medico che gli preparò le ricette per gli esami, voleva capire se la cosa era risolvibile o se avrebbe dovuto dotarsi di pannolone finché la nonna morte non lo avrebbe chiamato a se. Meglio non descrivere nel dettaglio gli esami che dovette subire, anche se parlando di prostata il lettore non avrà fatica ad immaginare, e poco più tardi arrivarono i risultati.

"Pronto? Luca? Te, ci vediamo che è un sacco che non facciamo due chiacchiere?"

continua...

* Wanderlust: forte desiderio o impulso di girovagare, viaggiare ed esplorare il mondo. 

martedì 2 agosto 2016

Ogni cosa è illuminata - Jona Editore

Qualche giorno fa vagheggiavo in internet, cercando come al mio solito qualche modo per diffondere i miei libri, luoghi per la presentazione e stupidaggini varie, quando ad un tratto mi è tornata in mente la passata idea di partecipare a qualche concorso letterario. Cercando e smadonnando ho trovato un po' di concorsi a partecipazione gratuita, alcuni con premi in denaro, altre con possibili pubblicazioni in collane di e-book e, well, mi sono soffermato sulla pagina di Jona Editore trovando un contest in scadenza brevissima a tema "Ogni cosa è illuminata", gli ho inviato un racconto che avevo fermo da qualche tempo sul computer e... oggi vedo sulla loro pagina che sono risultato tra i vincitori!! :)

Non ho vinto nulla per ora, se non visibilità (che è ciò che mi interessa) ma sono soddisfazioni che cambiano la tua giornata... almeno, la mia è cambiata, sono decisamente più propositivo!

Qui trovate il link alla PAGINA DI JONA EDITORE DOVE LEGGERE IL MIO RACCONTO , spero che vi piaccia e... a presto!! :)

C.

domenica 31 luglio 2016

Il viaggio di una vita - Parte 8: La Cambogia

Il viaggio di una vita - Parte 8: La Cambogia

Ah, la Cambogia! Un altro paese, come i precedenti, del quale non conoscevo praticamente nulla, ma dopo tre settimane qualcosa cambiò. Trovai in Laos la pace, sia nei luoghi che nelle persone, mentre in Cambogia vi fu un mix di tranquillità laoissiana (dubito fortemente si dica così) e delirio vietnamita... ma così va la vita, non è sempre festa.

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Cibo, cibo, cibo, cibo...
Passato il confine trovammo e convincemmo un tizio a portarci nella capitale per una manciata di dollari americani, fu una lunga traversata lungo strade quasi mai asfaltate per arrivare a Phnom Penh. Trovammo in questa città una grande metropoli, zeppa di persone in alcune zone, deserta in altre. Spostandoci sempre a piedi sbirciammo ogni angolo di ogni strada fino a trovare, come ormai di consueto, l'accomodation più economica vicina al centro. Il nome del posto ovviamente non lo ricordo (ma anche se lo ricordassi sarebbe sicuramente impronunciabile hehe), ma era a due passi da tutto quanto, incluso un f a v o l o s o mercato di cibo, presente a nostra fortuna tutti i giorni. Se dovessi postare ogni foto ed elencare ogni cibo strano che ho mangiato starei alla tastiera tutto il giorno, e i più di voi si annoierebbero a morte, ma ve lo giuro, tantissima roba strana, alcune cose ottime, altre disgustose. La cosa particolare di questo mercato era che il cibo, solido o liquido che fosse, veniva consegnato all'acquirente in un sacchetto di plastica! Si, avete capito bene. Ovviamente per il riso bianco, le verdure crude tipo la papaya salad e altre varie venivano utilizzati banalissimi sacchettini bianchi per la spesa, mentre per le cose liquide dei piccoli sacchetti trasparenti legati con uno spago. Solitamente il cibo da mercato consisteva in un sacchetto di riso, delle verdure sempre diverse, della carne (buona ma di dubbia provenienza) e talvolta anche un dolcetto; si mangiava bene, non c'è che dire.
Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Ready to go, sitting on my house

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
E le Fante?
Le strade non erano poi così diverse da quelle del Vietnam: piene zeppe di motorini e gente, fili, macchine, bici, cibo e paccottiglia... un delirio insomma, ma relativamente ordinate. Anche qui le parti della città adibite ai negozi erano inspiegabilmente banali, i venditori di un oggetto particolare sembravano tutti raggruppati per via o vicolo, in modo da farsi una concorrenza spietata, e questa cosa non l'ho mai capita. C'era la strada degli occhiali da sole, con sei o sette negozi che vendevano le stesse identiche cose, poi la via dei cappelli, delle scarpe, dei casalinghi, delle antichità, e così via. Una mossa commerciale che non ho mai capito.

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Details
Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
La maestosità dei templi
Un giorno, girovagando per la strada, ci imbattemmo in un'enorme rotonda che attirò la nostra attenzione. Sembrava un'isola da tanto era grande, proprio al centro di un oceano di automobili e scooter... guadammo il cemento per addentrarci nella vegetazione della rotonda e trovammo ad attenderci niente di meno che un elefante! Già! Sembrava li fermo, annoiato, in attesa di chissà quale turista o curioso che volesse farci un giro. Poco dopo una colonia di scimmiette venne a farci visita quando ci fermammo per il pranzo, sempre lì, ammirando la maestosità di quell'elefante dallo sguardo triste. E le scimmie, chi ne ha avuto a che fare confermerà, sono delle vere rompipalle.

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Il tempio di Tomb Raider
Restammo nella capitale circa una settimana per poi dirigerci, in bus, verso Siem Reap, la città dove si trovano le famose rovine di Angkor Wat. Angkor what? Wat! Aaahhh... e che sarebbe? Se non lo sapete non ci rimango male, io per poco nemmeno sapevo dell'esistenza della Cambogia prima di capitarci dentro! Angkor Wat è un sito archeologico, un'accozzaglia di templi tutti relativamente diversi tra loro, costruiti verso l'anno 1100, che ora è l'attrazione turistica più famosa della zona... una Machu Picchu cambogiana per intenderci. Una figata se non che zeppa di turisti. 
Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Il tempio dalle mille facce!
Prendemmo un tuk tuk, fedelissimo mezzo di trasporto asiatico, per portarci fino all'entrata, pagammo il biglietto (già...) e, una volta dentro, decidemmo che avremmo girato tutto a piedi (che è una sfacchinata ragazzi, bellissimo eh, però piuttosto date qualche soldo al driver e fatevi scorrazzare, tra un tempio e l'altro a volte si cammina per chilometri...). Riuscimmo a goderci il sorgere del sole ammirando il tempio principale, poi a piedi ne visitammo molti altri, incluso quello stile Tomb Rider, una figata. Alcuni di questi Wat (templi) sono davvero giganteschi, non so se le fotografie rendono l'idea, ma ci si sente davvero piccoli immersi in quei luoghi così speciali, talvolta fatiscenti, ma realmente unici. 
Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Angkor Wat al sorgere del sole
Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Il tempio di Tomb Raider
Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Taiwanese dragon in Cambidia

Con i piedi doloranti e la sera ormai inoltrata rientrammo alla guesthouse e decidemmo che, da li a poco, saremmo andati in Thailandia. Beh, non c'è problema, abbiamo controllato su internet che per oltrepassare il confine non serve nemmeno il visto! Certo, per me non serviva il visto, ma per lei si, essendo Taiwan un paese non riconosciuto a livello internazionale. Prima di partire per la Thai però decisi per una mia consueta bizzarria: accanto alla guesthouse si trovava un giovane tatuatore, lo studio era sempre vuoto ma lui sembrava un ragazzo a posto e le attrezzature erano tenute in modo impeccabile. Contrattai un minimo il prezzo e poi decisi di farmi fare un dragone, in stile taiwanese, sulla gamba, da un cambogiano. Fu un tatuaggio interminabile, tutto in una seduta ovviamente perché non avrei avuto tempo di rateizzarlo... fortuna che anche in Cambogia hanno la Nivea. 

Fotografie di un viaggio durato circa un anno, qui sono in Cambogia
Giusto per rendersi conto degli spazi immensi...
Prendemmo dunque un bus che in qualche modo ci portò, sulle terribili strade non asfaltate e piene di buche, al confine della Thailandia. Lì scoprimmo l'amara realtà, io sarei potuto passare con tranquillità, senza problemi e senza pagare il visto, lei no. Tornammo allora indietro fino a Phnom Penh e, trovata l'ambasciata, ci fermammo lo stretto necessario per farle fare il visto e rifacemmo la traversata per raggiungere finalmente Bangkok. 

Il viaggio era ormai quasi terminato, così come i soldi a mia disposizione, ma le sorprese non sono ancora terminate! Per sapere come andò a finire dovrete aspettare l'ultima parte, continuate a seguirmi, presto l'ultimo capitolo del viaggio di una vita!

Keep reading!

Carlo "Charlie" Capotorto.

lunedì 25 luglio 2016

Un barlume di speranza - Una storia ad episodi - Parte 2

Eccomi con la seconda parte di questa storia ad episodi, ho pianificato di metterne una parte ogni due lunedì, spero così non passi troppo tempo tra una e l'altra, ma in caso potete cliccare sulla barra in alto, entrare nella pagina di racconti a puntate, e rileggere tutto.

Che idea sarà venuta a Simone? 

Un barlume di speranza - PARTE 2

Simone si fermò, come per raccogliere i pensieri del momento, e cercò di formulare delle frasi comprensibili per far sì che l'amico, conosciuto appena un paio d'ore prima, potesse prenderlo sul serio. Come in preda ai fumi dell'alcol, pur non avendo bevuto nulla, continuò quella frase lasciata precedentemente a metà:

"Ho un'idea ma... ascolta, non abbiamo un lavoro, non so tu ma io qui oltre alla mia famiglia ho poche persone vicine... l'ultima tipa che ho avuto mi ha mollato ormai sei mesi fa e da allora non sto combinando niente... passo le giornate tutte nello stesso modo, non mi importa se è il fine settimana o un giorno qualsiasi. Così è devastante, e da quel che mi hai detto anche tu non sei messo tanto meglio. Beh, ecco, quel che voglio dire è che anche se non ho un soldo voglio partire, andare da qualche parte a cercare lavoro, magari all'estero così imparo anche una nuova lingua che magari prima o poi mi serve."

"Eh ok, ma se non abbiamo i soldi dove cacchio possiamo mai andare?"

"Eh Luca, non lo so, ma ci saranno dei modi per andare in giro spendendo il meno possibile... io forse duecento euro li ho via, non so dove posso arrivare con così poco ma almeno un biglietto del bus me lo riuscirò a comprare! Poi non lo so, è un'idea così, quando arrivo a casa mi attacco un po' al computer e cerco qualche informazione in più su dove in Europa c'è più lavoro, sui trasporti e gli alloggi, sul costo della vita; su queste cose qua."

Si scambiarono i numeri di telefono ed entrambi in sella alla bicicletta, ma andando in direzioni opposte, pedalarono velocemente verso casa per evitare l'imminente temporale in arrivo. Una volta a casa Simone accese il computer e iniziò una folle ricerca per trovare una soluzione a ciò che identificava come "tutti i suoi problemi". Si perse a guardare ogni sito di lavoro all'estero, ogni possibile mezzo di trasporto più economico, ogni sito di viaggiatori senza soldi, di vagabondaggio, di cercatori di fortuna, di sfigati come lui. E in quel marasma di informazioni trovò conforto e sconforto, lesse di chi era riuscito a cambiar vita e di chi, invece, era tornato a casa con la coda tra le gambe, alternò tristezza e coraggio finché la madre non si alzò dal letto e, passando per il salotto andando verso il bagno, non gli chiese cosa ci facesse già sveglio. Non si era accorto che il sole era alto da un pezzo.
Dopo la colazione ed una doccia ristoratrice affondò nel letto per non rialzarsi prima di metà pomeriggio. Poco dopo la resurrezione si attaccò nuovamente ad internet e, con carta e penna alla mano, segnò tutti i posti dove gli sarebbe piaciuto andare, i mezzi per arrivarci con il relativo prezzo, i siti per trovare lavoro e quelli dove trovare alloggi economici per ciascuna città. Si diede davvero da fare, organizzando gli appunti con un ordine che lui stesso trovò quasi ossessivo compulsivo, ma erano perfetti: tutte le informazioni che gli potevano servire erano state meticolosamente riportate su quei fogli. Quasi impaziente, come se dovesse partire il giorno dopo, si chiuse in camera per studiarseli e trovare il luogo ideale. Non poteva ovviamente permettersi di andare in ogni uno di quei luoghi, doveva sceglierne uno, uno solo.
Chiamò Luca e si diedero appuntamento in un parco, non troppo distante dalla casa di entrambi.

in cerca di una meta
Un barlume di speranza
In cerca di una meta.
"Guarda, sono stato tutta la notte a cercare delle informazioni su dove si potesse andare e come fare per fermarsi un po', dimmi cosa ne pensi. Ho selezionato dei luoghi classici, dove mi sembrava più semplice trovare lavoro, e su internet ho trovato un botto di informazioni su Spagna, Irlanda, Inghilterra, Germania e Francia. A quanto pare un sacco di gente si è fatta le mie stesse... le nostre stesse domande e tanti han preso quel che avevano e sono partiti all'avventura... leggendo i racconti degli altri e raccogliendo informazioni mi è venuta la voglia di partire il prima possibile, tanto stiamo qua a fare?"

Fogli alla mano e rapito dal tanto entusiasmo l'amico replicò:

"Urco cane, sei meglio di un'agenzia di viaggi! Allora, io Francia e Germania le escluderei a priori perché una mi sta sulle palle e l'altra... il solo pensiero di imparare la lingua dei nazi... no grazie. E tra Spagna e Regno Unito è una dura lotta... Irlanda e Inghilterra sicuramente sarebbero più semplici perché un po' di inglese lo si conosce mentre lo spagnolo, non so tu ma io dovrei impararlo da zero. Però non dovrebbe essere così complicato, al massimo si scarica qualche audio corso in mp3 e lo si ascolta durante il viaggio. Ma in base a cosa hai scelto le città? Cioè, perché in Spagna hai messo Madrid e Barcellona e non Valencia o Saragozza? Con che criterio hai scelto Liverpool piuttosto che Manchester?"

"Perché cercando mi sembravano quelle più aperte ai giovani, con più possibilità di lavoro non qualificato, e soprattutto quelle che costavano meno. Ho cercato informazioni sui quartieri meno costosi, dove probabilmente sono concentrati tutti gli stranieri ed i poveracci, ma tanto che ci frega, basta andar via di qua no? Per dire, a Barcellona ho visto che c'è il Raval, che pur essendo praticamente in centro città, è pieno di locali notturni e di case che costano poco... certo, leggendo su internet dicono che bisogna stare un po' attenti perché c'è criminalità, però dai, figurati se vengono a derubare noi che non abbiamo niente. E per andare ci sono un sacco di modi, c'è il pullman che con 50€ fa la sola andata, oppure si può andare in nave da Genova ma ci costa circa un centone... oppure in aereo, però io non prendo l'aereo, mi fa venire l'ansia sentirmi tappato in volo senza poter uscire o andare in bagno quando si decolla o atterra. Se tu vuoi andare in aereo per risparmiare non c'è problema, io uso un altro mezzo e poi ci si vede là! Una volta a Barcellona ho visto che ci sono doppie anche per 200/250€ al mese, ci dividiamo la stanza e cavoli, in un mese troveremo lavoro..."

"Si però Simo, io ho un problema: non so se riesco a partire, almeno non subito"

"Ma come? Perché?"

continua...