martedì 19 aprile 2016

Pietro il piagnucolone

Pietro il piagnucolone


Pietro il piagnucolone, un tautogramma di Carlo "Charlie" Capotorto
Pietro il piagnucolone
Pietro pensa troppo. Si trova spesso a pensare modi diversi per pensare di meno ma poi il pensiero che gli serva pensare per smettere di pensare gli provoca disturbi allo stomaco. Allora progetta continuamente stratagemmi per permettere ai suoi pensieri di non pesare così tanto sulla sua giornata. E traffica, pianifica, pondera, parlotta, si preoccupa; percorre e ripercorre ogni piaga dei suoi anni provando a perdonarsi per persuadere le piccole perplessità ancora presenti a ripresentarsi. Però più perdura in questa particolare avventura più procura  pena al suo prossimo, proiettando di se una parodia di se stesso. Perseguendo la perdita di pensiero Pietro si trovò presto a prestare poca attenzione ai pericoli della pazzia e, un giorno, mentre pelava le patate con pigrizia e poca pazienza, si penetrò il palmo di una mano con la punta del coltello. Preso dal panico scivolò sul pavimento picchiando la parte molle del collo, spezzandolo. Così Pietro perì.

martedì 8 marzo 2016

Bergamo in blue è gratis!

Bergamo in blue è gratis, approfittatene!




Se ancora non ve ne siete accorti da qualche giorno l'ebook in PDF di Bergamo in blue è GRATIS!!


A Gennaio 2015 é uscito il mio libro, ora la versione ebook di Bergamo in blue mi sembra ora di renderla gratuita, così per spronare qualche lettore intimidito dallo 0,99€ a scaricarlo e leggere almeno i primi due o tre racconti!



Quindi sì, proprio gratis! Non ancora tutte le librerie online lo hanno già reso gratuito ma potete già trovarlo qui senza spendere un centesimo:




Tutte le librerie online purtroppo hanno bisogno della registrazione per scaricarlo (anche se il libro è gratuito) ma ci si mette una manciata di minuti per completarne le schede e ricevere il PDF dei miei sforzi blue direttamente sul desktop o via mail! E, una volta registrati, potrete anche regalare il libro a chi vorrete...

Che dite, scarichiamo?!

giovedì 21 gennaio 2016

Knock knock


Disturbo?


Se non vuoi essere disturbato
sarai sicuramente disturbato,
ma solo se sei veramente disturbato
vieni continuamente disturbato
dal pensiero disturbato
che se verrai disturbato
la persona che ti avrà disturbato
avrà un futuro molto disturbato,
perché dopo averti disturbato
verrà certamente disturbato
dalla visione dell'uomo disturbato
che ha disturbato.


domenica 10 gennaio 2016

Grazie per i dubbi

Ogni tanto sono così, se mi leggete da qualche tempo oramai lo sapete, e mi lascio spostare come una foglia secca dalle emozioni che in me s'incontrano e si scontrano... e poi viene fuori questa roba qua:

Grazie per i dubbi


Salve,
sono il tarlo del dubbio,
vivo da sempre nel vostro cervello
e solo sporadicamente mi facevo vivo
quando eravate sereni e tranquilli.

Ora che vi sento agitati
non posso che farvi visita,
martellando da tempia a tempia,
rimbombando da parte a parte,
creando domande senza senso,
creando pensieri colmi di paura,
creando dubbi nella vostra felicità.

Questo non è il mio lavoro,
non vengo pagato per farlo,
è semplicemente la mia natura
e vivo per complicarvi 
ciò che in realtà 
può essere molto semplice.

Così aiuto altri sentimenti,
che come me campeggiano in voi
indisturbati sino al loro risveglio,
ad attivarsi e spronarvi verso nuove mete.

Solo attraverso dei dubbi
potrete arrivare ad una decisione,
solo attraversando le paure
diverrete forti e coraggiosi,
solo grazie a me
potrete superare molti ostacoli.

Non ignoratemi,
lo faccio per voi.

A presto,
il vostro dubbio.

martedì 22 dicembre 2015

Se vuoi smettere di pensarci ci penserai ancora di più

E continuiamo a farci del male. Perché l'animo non si da pace, cerca in ogni modo di sviare il pensiero concentrandosi in attività più disparate e, conscio del fatto che deve dimenticare, tenta forzatamente di sfumare i ricordi. Ma ben sappiamo che non è facile. Quando ad un bambino diciamo che non può fare qualcosa lo spingiamo a farla, innocentemente, e la mente (o quantomeno la mia) funziona allo stesso modo: più mi sforzo e provo ad andare avanti per lasciare ciò che devo abbandonare, più il pensiero dello stesso torna indietro ancora più intenso. Non ho ancora imparato a vivere nel mondo dei grandi.

Se vuoi smettere di pensarci ci penserai ancora di più


Senza motivo ci si trova immersi
in migliaia di pensieri irrisolti,
alcuni di grande bellezza,
altri di estrema malinconia.

Riflettendoci meglio il motivo si scopre,
lasciando il sognatore confuso,
e lo squarcio provocato dalla mancanza
pulsa come una vena interrotta,
il vuoto si diffonde senza barriera
ove soltanto campeggia alcol.

Poco importa del resto
se non si riesce a unire i punti
e chiudere la voragine,
sappiamo bene che anche aspettando
la pelle si rimargina da sola,
ci vuole solo più tempo.

Ma intanto duole.

Masochisticamente guardi l'ultimo biglietto,
quel cuore disegnato con innocenza,
quelle parole semplici ma complici,
e ti chiedi come mai...

Ascolti una canzone e ricordi lei,
guardi un oggetto e ancora lei,
chiudi gli occhi e ancora lei.

Non resta che fissare a lungo il sole,
lasciandosi inebriare dal calore
e accecare dai suoi raggi,
in modo da accogliere 
qualcosa di più grande,
accontentandosi di un calore superficiale
che non riesce ad entrare.

Smetti di pensare al suo sorriso,
alle sue labbra, alla sua pelle,
al suo seno, alla sua gioia.

Ma intanto duole.

sabato 19 dicembre 2015

Spero serva a qualcosa


Quando il presente sfugge di mano in quel che pare un istante sembra irreale. Ciò che prima era a portata di mano ora è così lontano, strappato dall'irragionevole necessità di durezza e bisogno d'indipendenza, sfumato con un arrivederci. Ma al cuore non si comanda, lo sappiamo tutti e lo sappiamo bene, e allora perché inseguiamo la solitudine? É davvero l'unico modo per andare avanti? Non ho risposta a questa domanda e, dopotutto, non ho ancora capito cosa o come è successo, ma so che qualcosa ora in me manca davvero. Spero che tutto questo alla fine serva davvero a qualcosa.

Spero serva a qualcosa


Risvegliarsi nella realtà
d'un sogno mai sognato prima
è come sentire una musica lontana
e incamminarsi per raggiungerla;
è un po' come scoprire per caso
nuove note di una canzone conosciuta.

Una novità già quasi normale,
come fosse quasi ovvio
ma per niente scontato.

Chiudo gli occhi 
e sento il tuo corpo 
ancora così vicino al mio
che quasi la pelle non distingue padrone,
alzando le spalle la mente
vuole ignorare qualsiasi possibile confine.

Consapevole dei limiti già detti
so che il mio cuore
li ha già dimenticati.

Il letto sembra un campo di battaglia
e forse non lo sa ma lo è davvero.
Pare una trincea, dove nudi soldati
si sono incontrati senza scontrarsi.
Pare una trincea, dove nudi soldati
hanno fatto l'amore invece della guerra.

C.

sabato 21 novembre 2015

I consigli della notte


A volte (ma anche abbastanza spesso) scrivo poesie o semplici pensieri, non tanto spesso li condivido perché nascono dal vomito secco raschiato da terra dopo continui pugni allo stomaco e non sempre voglio darvi questo sguardo su di me. Oggi però sono stanco, mi sento debole e più fragile del normale, vi lascio allora queste righe deliranti (che magari contengono errori grammaticali ma non fateci caso dai... ) che forse qualcuno leggerà; e se davvero qualcuno le leggerà può darsi che ne possa trarre qualcosa di buono. 

I consigli della notte.


So che mi amerai fino alla fine della notte
e che l'indomani, poi, sarà tutto diverso.

Non voglio perdere l'occasione di scoprire
cosa fa di te la persona che sei,
mi lascerò andare più che potrò,
dimenticando pretese di esclusività,
così da godere ogni attimo passato insieme;
così da trarre beneficio dalla tua vicinanza.

Tanto ebbro per infischiarmene delle voci
ma non abbastanza per non sentirle.

Non voglio perdere momenti di tenerezza,
quelli che capitano sempre più raramente,
ma ho sempre paura che i miei demoni
li possano trasformare e manipolare
in qualcosa che poi, in futuro, 
senza ritegno mi vadano a tormentare.

Devo dunque scappare dalle tue mani?
Devo rifiutare la tua pelle?
Devo allontanare le tue labbra?
Devo voltare lo sguardo ai tuoi occhi?

So che mi amerai fino alla fine della notte
e che l'indomani, poi, sarà tutto diverso,
ma dentro rimarrà il tuo odore ad accarezzarmi
finché un altra prenderà il tuo posto.

Chissà se è quello che voglio davvero.

C.

martedì 10 novembre 2015

Tendini d'acciaio

 Tendini d'acciaio


Leggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" CapotortoPoco tempo fa, in un posto non troppo lontano da qui, ebbero luogo fatti curiosi che scaldarono la terra e fecero lacrimare la luna; fatti che ora andrò a raccontarvi. O almeno, illustrerò la mia visione di quel che avvenne, vista dagli occhi sognanti d'un adolescente. 

Leggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" CapotortoRoberta correva, come sempre, la mattina presto prima che passasse il pullman della scuola. La vedevo mentre guardavo dalla finestra, prima che iniziassero i cartoni delle sette e venti. Spostavo le tende della cucina con la testa e mentre mamma scaldava l'acqua per il tè lei correva come un fulmine, sempre con la stessa tuta grigia e l'espressione determinata di chi si prefigge un obiettivo. Io non ne avevo uno ma presto la mia vita sarebbe cambiata. 

Leggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" Capotorto
Di solito preferisco fare il bagno ma oggi sono in ritardo e mamma, dopo la colazione, mi ha aiutato a fare la doccia. In fretta e furia siamo saltati in macchina e sfrecciati via. Non mi piace quando andiamo veloci in macchina ma il nonno continua a chiamare al telefono dicendo che tutti stanno aspettando solamente noi. 

Leggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" CapotortoSembrano molto gentili qui. Sono appena arrivato e già sento addosso gli sguardi della gente, pieni di giudizio mentre uniscono le sopracciglia e muovono il volto appena appena indietro, come per prendere le distanze. Conoscevo bene quell'espressione. Da quando ho occhi per vedere lo stesso sguardo, lo stesso disprezzo mi perseguita. Ora però è diverso, con le braccia che mi metteranno potrò essere anche io un bambino normale, tra poco anche io potrò fare le cose da solo. Ora... ora devo contare 10... 9... 8... 7... .

Leggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" CapotortoMi sento debole, stanco, pesante. Non riesco a tenere gli occhi aperti. Mamma dice di dormire... . Credevo d'aver chiuso gli occhi appena un attimo ma sembra che io abbia dormito per due giorni interi. Sono ancora nel letto dell'ospedale, intorpidito. Ho due cose pesanti attaccate alle spalle. Le mie due braccia nuove. Mi hanno sempre detto che non potevo perder tempo ad essere triste, facendo dei pensieri i miei macigni. Mi dicevano che tutto sarebbe andato meglio, col tempo. 

Sono passati sette giorni ormai e finalmente posso uscire da questa stanza. Ancora non muovo le braccia, le fasce sulle spalle e sulla schiena mi tirano la pelle dandomi fastidio. Pesano. Sogno di giocare a basket palleggiando come un matto, tenendo la palla tra le mani e lanciarla nel canestro. Mi è sempre piaciuto vedere i giocatori alla tv. 

Leggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" CapotortoLeggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" CapotortoFinalmente dopo dieci giorni tolgono le fasce dalle dita, piano piano, e poi dalle mani. Mamma guarda commossa mentre sfilano le bende facendole girare, tirandole verso l'alto. Sono davvero le mie mani? Non riesco ancora a capire come muovermi ma finalmente mamma ha deciso di portarmi a casa. Mi piace stare a casa, sul divano, mentre nonno mi racconta le sue storie di guerra. Mi racconta sempre di quando ha perso il braccio e che se lui è sopravvissuto anche io ne avrò la forza. 

La ventitreesima mattina le mie braccia nuove finalmente hanno deciso di funzionare. Ecco Roberta correre sulla strada. Ecco la mia mano che ha scostato la tenda. É strano, mi sento un robot, come nel film di Terminator. Oggi per la prima volta sono riuscito a vestirmi senza grattarmi la faccia sul letto. Oggi rido come un pazzo senza motivo, sono felice. Ora potrò fare le cose da solo, non pesare più sulla mamma e sul nonno. Ora potrò fare tutto senza chiedere aiuto a nessuno.

Ora che ho le braccia potrò spingere la carrozzella da solo.

FINE.


Leggi gratis Tendini d'acciaio, un racconto di Carlo "Charlie" Capotorto

domenica 8 novembre 2015

Paolo il pinguino puzzone


Paolo il pinguino puzzone, un tautogramma di Carlo "Charlie" Capotorto

Paolo il pinguino puzzone


Paolo passava il tempo pescando piccoli pesci, per prepararsi al periodo di freddo polare, pettinandosi poco e pagando ancor meno attenzione alla pulizia. Un giorno però vide Priscilla passeggiare piano sulla pianura ghiacciata, allora pattinò sino a raggiungerla ma lei si pietrificò: "Puzzi peggio di un pesce putrefatto!", polemizzò la pinguina picchiettandogli sulla pelata, e prontamente proseguì. Paolo pianse ma senza patire troppo, subito placò la pesantezza provò a pulire ogni poro della sua pelle pensando più a Priscilla che alla sua pulizia, prendendo per pulite parti ancora puzzolenti. Nel pomeriggio passò nuovamente lei e Paolo le si avvicinò: "Ho pulito a pieno pure le parti più particolari pur di piacerti!", ma queste parole probabilmente passarono come polvere sotto la pioggia, peggiorarono la percezione che Priscilla aveva di lui piallando ogni possibilità. Subito però si palesò Pamela, che trovò particolare la pittoresca proposta, e prese la pinna di lui portandolo, senza parafrasare, a pescare pesci nella pozza. Priscilla penosamente capì d'averlo perduto mentre i due puzzoni percorrevano piano il piacevole percorso della vita.